Castelli Emilia Romagna

Rocca di Castrocaro

Visitare la Fortezza di Castrocaro significa entrare nel cuore della Romagna. Dalla Torre delle Segrete si ammira un panorama suggestivo: a Nord il castello di Monte Poggiolo, ad Est la vicina Terra del Sole, quindi la città di Forlì; più oltre Ravenna, ed il mare Adriatico.

Scoprire la Fortezza di Castrocaro vuol dire immergersi in antiche leggende e misteri legate al "pozzo" degli amanti di Caterina Sforza, alla torre della bella Margherita, di Giovanni il fuochista. Storie ancora vive di racconto in racconto.

Entrare nella Fortezza di Castrocaro oggi significa fare un viaggio nella storia: l’ingresso della Fortezza, che conduce direttamente nella Rocca, è caratterizzato dall’imponente Torre guelfa, o delle Segrete.

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Superato il ponte levatoio e le quattro porte d’ingresso si entra nel Cortile del Soccorso, dove il duecentesco Palazzo del Castellano, l’antica Domus abitata dai feudatari di Castrocaro. L'edificio ospita il Museo Storico-archeologico del Castello e della Città (MuSA). Il percorso espositivo, diviso in tre sezioni distribuite in ordine cronologico (sala dell’Aquila, sala delle Chiavi, sala del Giglio), illustra le millenarie vicende che coinvolsero la Fortezza di Castrocaro e il suo territorio, in particolar modo quelle dei secoli del Medioevo e del Rinascimento. Vi sono esposte maioliche, armi, oggetti della vita domestica, documenti, plastici. Dopo la Sala del Giglio è situata la suggestiva “Camera del fuoco”. Seguono i poderosi Arsenali medicei, realizzati nella prima metà del XVI secolo, sotto la direzione iniziale di Antonio Sangallo il vecchio, quindi di Giovan Battista Belluzzi, detto “Il Sammarino”. Si tratta di tre vasti e scenografici ambienti e da sottostanti anditi e corridoi di servizio; il primo locale è caratterizzato dall’ampia parete destra scavata nel sasso “spungone” e da una rampa scavata nella roccia. Una scala permette di scendere nel secondo locale, di grande impatto visivo per via dell’ampia volte a botte di notevole altezza (oltre 12 metri) e per l’originalità della parete destra, costituita da una rupe in sasso spungone ricca di inclusioni marine. Anche il terzo locale è caratterizzato da un’ampia volta a botte di uguale altezza; in fondo a destra è ubicato il foro di uscita dell'acquedotto della Petrosòla. A sinistra è il suggestivo camino per i fumi della sottostante casamatta con archibugiere, a difesa della Porta dell'Olmo. Nella seconda sala si diparte una scala che conduce al livello sottostante, dove si trova un caratteristico e scenografico locale con volta obliqua a botte, in fondo al quale si apre una galleria, attualmente ingombra di macerie, il cui percorso è ignoto. A sinistra si trova una casamatta, munita di due archibugiere e di una Porta di soccorso che tramite una scala retrattile in legno permetteva di entrare ed uscire dalla rocca in caso di assedio. Tornati nella Sala del Giglio si prosegue verso la sala delle Armi; a sinistra, grazie ad una scala in cotto, si sale al piano nobile, ove sono allestite le “Sale del Castellano”, con arredi, suppellettili e dipinti antichi. In sequenza incontriamo la Sala del Castellano con bel camino quattrocentesco e un rarissimo "necessario" (gabinetto), poi il Corridoio, quindi la sala dell’Affresco, ove una porzione di affresco del Quattrocento raffigurante la Madonna in trono e santi. Il soffitto a cassettoni è in parte originale. Segue la scenografica Loggia dei Cavalieri, da cui si può osservare un suggestivo panorama della Valle dell’Acquacheta. Nella sala adiacente è allestita l’Enoteca dei vini pregiati locali e altri prodotti del territorio.

La Corte, le Grotte e l’Ulivo.

Dall’Enoteca si esce nella Corte (122 metri sul livello del mare), dominata dal pozzo-cisterna, raro impianto medievale di potabilizzazione dell’acqua meteorica, provvisto di due camere ipogee di decantazione e filtrazione dell’acqua piovana. Nella parete nord della seconda sala, collocata sotto l’ulivo, sono incise a fresco la data “28 settembre 1475” e altre scritte coeve. Sulla sinistra si trovano gli Spalti delle Cannoniere, l'ampia e soleggiata terrazza panoramica sorretta dalle volte dei sottostanti Arsenali medicei. Nell’ampia parete di roccia si aprono tre Grotte trogloditiche, abitate nel Neolitico e riutilizzate nel medioevo come vani supplementari; la prima è chiamata Grotta dell’olio. Le altre due grotte, più ampie, vennero impiegate rispettivamente come forno e cantina della Cucina primaria, della quale sono state recentemente riportate alla luce le mura perimetrali e parte della originaria pavimentazione al cui centro si apre una interessante ghiacciaia ipogea. Nell’angolo ovest della cucina si possono notare due originali scarichi delle acque, sapientemente condottati in una pervia fenditura della roccia, che si perde nella profondità della terra. Poco oltre si trova una Pianta di Ulivo unica al mondo: dal genoma estinto, risale al secolo XVII. La parte nord della Corte è sovrastata da una poderosa muraglia provvista nella parte superiore di un largo camminamento. Nella parete sono visibili numerosi incassi atti a sostenere le travature dell’antico Quartiere di santa Barbara, di cui restano le fondamenta e parte dei muri.

La Torre guelfa, o delle Segrete.

Sul lato est della corte è situata l’imponente torre cilindrica delle Segrete; alta 37 metri, fu costruita nel XV secolo ed è divisa in cinque livelli collegati tra loro da una scala elicoidale formata da 102 scalini in pietra arenaria. L’ingresso è situato al secondo livello, dove si trova il Corpo di guardia. Da qui è possibile salire sulla Battagliera, un tempo coperta e merlata. Il panorama che si gode è assai suggestivo: a Nord il castello di Monte Poggiolo, ad Est la vicina Terra del Sole, quindi la città di Forlì; più oltre Ravenna, ed il mare Adriatico. Scendendo la scala a chiocciola si raggiunge il terzo livello (la Sala dei Tormenti), dove sono documentate alcune tecniche di tortura usate nel medioevo, come la carrucola appesa al soffitto detta “regina dei tormenti”, usata per i terribili “tratti di corda”. Più sotto è la Stanza della Sentinella, ove una postazione di fuoco, provvista di feritoia a difesa del ponte levatoio. L’ultimo tratto di scala conduce alle Segrete, formate da un andito di servizio e da tre loculi, in origine impiegati come casematte; poi, murate le feritoie, furono utilizzati come segrete.

La Chiesa di Santa Barbara.

La scenografica collocazione sullo sperone roccioso al centro della Corte conferisce all’elegante tempietto una notevole suggestione. L’anno di costruzione del sacro edificio è sconosciuto; un documento del 1282 ricorda la eclesia Sancte Marie de Rocha; altri documenti, risalenti al 1461 e al 1539, citano la chiesa del castello in desolante rovina, abbandonata e coperta di vegetazione. Un altro riferimento alla Chiesa di Santa Barbara si trova in un inventario della Fortezza del 1705. All'interno si possono ammirare arredi e dipinti sacri, tra cui una tela ottocentesca raffigurante Santa Barbara, una secentesca raffigurante Sant'Antonio da Padova. Notevole un Cristo ligneo del Cinquecento.

Il Girone

Nella parte sud della Corte è situato il Girone, la parte più antica della Fortezza, risalente alla fine del secolo IX. Sulla destra si erge il Baluardo ghibellino, provvisto di due feritoie a tutela dell’ingresso, e da casematte su più livelli rivolte a nord. Sulla sinistra, in fondo al corridoio d’accesso, è collocata la Torretta di guardia, oltre la quale una scala conduce al Mastio, eretto sullo sperone roccioso che ne ha fatto un affascinante e originale soggetto panoramico; colpiscono la semplicità e l’imponenza della struttura e la particolare atmosfera del luogo. L’imponente e ardita torre a pianta pentagonale, alta 32 metri, è la parte più elevata dell'intero complesso fortificato. E’ costruita in conci regolari di sasso spungone, ad eccezione dell’apparato a sporgere, realizzato in cotto alla fine del Quattrocento. La torre è composta da quattro livelli; nella sala d’ingresso, con volte a crociera, si apre nel pavimento una botola che permette di scendere nel sottostante granaio. Tramite una scala esterna si raggiunge il terzo livello, dove una sala con volta a botte. Un’ultima rampa conduce alla sommità della Torre, un tempo coperta e merlata. Qui l'occhio spazia in un panorama magnifico, che domina buona parte della piana forlivese. Presso il Mastio si trova il terrapieno che forma la Corte del Girone, al centro della quale si apre una ampia cisterna, che nel 1551 risultava profonda “braccia 95” (circa mt. 47), con “braccia 16 d’acqua” (circa mt. 8). La cisterna è detta pozzo a rasoi per via di un leggendario utilizzo a tranello. Da un punto imprecisato del Girone partiva la “scaletta segreta, che con li suoi corridoi và per buona lunghezza alle due porte di soccorso”.

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Rocca di Castrocaro - Rocca di Castrocaro foto di: Elio Caruso - autore